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Localizzazione

In base alla loro localizzazione possiamo suddividere le pigmentazioni in estrinseche ed intrinseche:

  • Pigmentazioni estrinseche

Sono situate sulla superficie dello smalto e la loro eziologia è perlopiù di natura esogena (ovvero la loro insorgenza dipende da fattori esterni al dente). Esse sono causate principalmente dagli agenti cromogeni che si trovano in cibi e bevande, dal fumo,  da una non ottimale igiene orale, dall’assunzione di alcuni tipi di farmaci e/o integratori alimentari e dall’utilizzo di dentifrici o collutori ad alto contenuto di fluoruri o contenenti clorexidina.

Tali pigmentazioni possono perciò comparire e variare nell’aspetto a seconda delle nostre abitudini alimentari o stili di vita. Spesso variano dal giallo al marrone scuro e si presentano più frequentemente negli spazi intraprossimali dei denti, sulle superfici linguali/palatali e a livello del terzo apicale degli elementi dentali.

Per eliminare queste antiestetiche macchie è spesso sufficiente sottoporsi ad una seduta di igiene orale professionale coadiuvata dall’utilizzo di un dispositivo AIR-FLOW il quale, generando un getto ad alta pressione di acqua e bicarbonato (o glicina), è in grado di disintegrare i pigmenti depositati sulla superficie dello smalto dentale.

Con i consigli di igiene orale del professionista e con dei cambiamenti nello stile di vita si potrà inoltre minimizzare la ricomparsa del problema.

  • Pigmentazioni intrinseche

Interessano la superficie al di sotto dello smalto dentale e a seconda della loro eziologia possiamo suddividerle in pigmentazioni intrinseche endogene e pigmentazioni estrinseche esogene.

Black Stain

Quante volte ci è capitato di osservare i nostri denti o i denti dei nostri bambini chiedendoci se quelle macchiette scure sulla superficie degli stessi fossero delle carie?

Le pigmentazioni nere/brunastre sono sempre carie o comunque sintomatiche della loro insorgenza? Facciamo un po’ di chiarezza.

Per semplificare possiamo suddividere le pigmentazioni degli elementi dentali a seconda della loro localizzazione e a seconda della loro eziologia.

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  • Pigmentazioni intrinseche endogene

L’insorgenza di tali discoromie dipende perlopiù da specifiche anomalie durante il processo di sviluppo dell'elemento dentario, anomalie che spesso sono dovute a:

  • malattie genetiche o congenite come ad esempio l’amelogenesi imperfetta dello smalto
  • cause farmacologiche o tossicologiche come ad esempio l’assunzione di tetracicline durante la gravidanza da parte della madre o nel periodo della prima infanzia da parte del bambino.
  • eccesso o carenza di fluoro (fluorosi dentale) in fase di sviluppo.

Ma possono comparire anche in fase posteruttiva in seguito a:

  • traumi del dente deciduo che possono compromettere il corretto sviluppo dello stesso
  • traumi del dente permanente che posso causare l’esposizione della dentina se non addirittura la necrosi dell’elemento dentario
  • erosione dello smalto operata nel corso del tempo dalle sostanze con cui vengono a contatto i nostri denti
  • Pigmentazioni intrinseche esogene

Tali pigmentazioni si formano in seguito a specifiche alterazioni dell’elemento dentario tra cui citiamo:

  • utilizzo di materiali da ricostruzioni come ad esempio l’amalgama di argento
  • utilizzo di materiali endodontici come l’eugenolo
  • contatto con coloranti o agenti chimici prolungato

A seconda della severità e della causa del problema lo specialista vi proporrà il trattamento più indicato. Le terapie sono infatti differenti a seconda dell’eziopatogenesi delle pigmentazioni intrinseche e a seconda delle esigenze del paziente e comprendono ad esempio:

  • terapie remineralizzanti,
  • cicli di sbiancamento dentale,
  • restauri conservativi e
  • l’applicazione di faccette dentali

Distinguere una carie da una pigmentazione

Anche il processo carioso può essere inizialmente identificato con una discromia dello smalto, che in questo specifico caso corrisponde ad una demineralizzazione (perdita di sostanza sana) dello stesso operata dal metabolismo degli zuccheri di alcuni batteri specifici. La lesione iniziale può presentarsi come una macchia brunastra oppure bianco gessosa sulla superficie dentale.

In corrispondenza di tali discromie lo smalto appare come poroso/usurato e generalmente non vi è presenza di dolore. Intercettare queste lesioni tempestivamente è essenziale per arrestare il processo carioso, bloccando il processo di demineralizzazione e promuovendo al contrario un processo di remineralizzazione dello smalto (ad esempio utilizzando delle vernici al fluoro), non dovendo così incorrere in terapie più invasive.

Le carie più avanzate invece presentano un croma tendente al nero e, a seconda della loro estensione, la parte interessata risulta “forata”. Nella fasi iniziali ovvero quando la carie interessa lo smalto il paziente può non avvertire dolore. È perciò sempre buona norma compiere un’auto analisi delle arcate dentali osservandole allo specchio e non sottovalutare mai nessuna variazione di colorazione dello smalto rivolgendosi subito al professionista di fiducia per identificare con certezza il tipo di discromia e poter così pianificare la terapia più adeguata.

Black Stain

Uno specifico tipo di pigmentazioni estrinseche sono denominate black stain. Esse sono caratterizzate da bande nere continue o da piccole linee tratteggiate che si dispongono sulla superficie dello smalto seguendo il contorno del margine gengivale. Spesso interessano i bambini causando preoccupazione ai genitori, ma possono interessare anche gli adulti. Possono presentarsi con diverso grado di severità che varia a seconda di ogni paziente.

A cosa sono dovute la black stain?

Sebbene non sia ancora del tutto chiara la causa della loro formazione, l’ipotesi più attendibile è che siano causate da specie batteriche parodontali (aggregatibacter e tannarella forsythia) le quali producono solfuro di idrogeno che combinandosi con gli ioni di ferro del liquido crevicolare del solco gengivale vengono a formare un composto ferrico insolubile che si deposita sulla superficie dentale.

È inoltre osservata una certa familiarità del problema e a tal proposito si sconsiglia lo scambio di spazzolini dentali (è opportuno inoltre non lasciarli mai a contatto all’interno dei bicchieri) e posate con membri familiari che ne sono affetti (regola che dovrebbe essere sempre valida anche nei pazienti sani).

Devo preoccuparmi?

La presenza di queste lineette nere sui denti non deve destare preoccupazione, sono infatti del tutto innocue ed inoltre studi scientifici associano la presenza di black stain sui denti ad un bassa cariocettività.

La saliva dei pazienti con black stain ha infatti una concentrazione di calcio maggiore e un maggior poter tampone rispetto ai pazienti che non le presentano. Tali parametri potrebbero spiegare la minor incidenza di carie nei soggetti affetti.

Tuttavia queste “lineette nere” sono davvero antiestetiche e molto difficili da rimuovere.

Spesso causano disagio sia agli adulti sia ai bambini perché possono far apparire agli occhi degli altri il sorriso come poco curato e malsano.

Rimuovere queste pigmentazioni con le sole manovre domiciliari è impossibile e anche le sedute di igiene orale professionale non sono sufficienti in quanto le macchioline si ripresentano dopo pochi mesi.

Come possono essere eliminate?

Come accennato in precedenza la severità del problema varia da paziente a paziente, si presenta spesso in età pediatrica con un’altissima percentuale di recidiva.

Un sorriso sano ed estetico è molto importante per l’intrapresa di relazioni sociali e questo anche da bambini.

Un valido aiuto ci viene dato dall’utilizzo di un innovativo protocollo LASER combinato all’assunzione di specifici integratori alimentari a base di lattoferrina. Tale protocollo poco invasivo riduce drasticamente la ricomparsa delle black stain in seguito alla loro rimozione generando grande soddisfazione nei genitori e nei piccoli pazienti.

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